Roberto Bramani Araldi

Agenda dei Poeti 2009 - Prolusione

AGENDA DEI POETI 2009 – PROLUSIONE

 

Dal libro della Genesi 11, 1-9: “Ecco essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola… scendiamo e confondiamo la loro lingua e il Signore li disperse su tutta la terra”.

 

Questa spiegazione mitologico-religiosa volta a rappresentare le ragioni dei diversi linguaggi presenti sulla terra può essere assunta come allegoria della poesia, intesa come mezzo di comunicazione delle idee, delle sensazioni, dei sentimenti di una popolazione di umani che desiderano affidarsi al verso per far pervenire al mondo circostante, anche angusto o limitato, il proprio messaggio.

 

Ma nulla è più differente del linguaggio usato, come in una novella Babele, dato che ognuno percorre le strade già percorse infinite volte nel passato e che saranno altrettanto infinite volte percorse in futuro con una visione particolare dell’itinerario, così le diversità comunicative divengono peculiari dell’individuo che, in tal modo, cerca di penetrare la diversità altrui al fine di annullare le barriere e di costruire una comunicazione universale.

 

Nella ricerca del linguaggio intelligibile non sempre le parole assurgono ad accenti di elevata ispirazione poetica, “come il pittore che sale un sentiero a picco sul lago, la vista del quale gli viene nascosta da un sipario di rocce e d’alberi. Da una breccia alfine lo scorge, lo ha intero davanti a sé, prende i pennelli. Ma già scende la notte, in cui non è possibile dipingere…” - Proust, Il tempo ritrovato -, ma il tracciato non deve per questo essere considerato irrilevante o, comunque, di basso livello e quindi respinto, perché avrà pur sempre conseguito lo scopo di suggerire un pensiero, un’idea al lettore che sia riuscito a sintonizzarsi sulla medesima lunghezza d’onda.

 

Si può essere certi che lo scrittore non è solo colui che scolpisce la pietra con le lettere del suo idioma, ma lo diventa ogni singolo lettore, il quale, attraverso l’interpretazione filtrica del testo assume il ruolo di compositore dell’opera che, a sua volta, perde la connotazione di opera unica, ma si trasferisce nella poliedricità interpretativa e sensitiva del policromo mondo di chi legge, anonimo all’autore, ma colmo di quella personale capacità d’intendere il testo a lui proposto, tanto da divenire il terminale irrinunciabile nella preparazione dell’opera medesima.

 

Questo non vuol dire giustificare qualsiasi aberrante composizione che abbia come unico scopo quello di distruggere gli alberi del pianeta, cosa che spesso avviene nella stesura del racconto, nel quale sovente viene a mancare l’unica componente irrinunciabile: l’originalità.

 

Non si può definire racconto una riproduzione di un depliant di pubblicità turistica, oppure una sequenza di avvenimenti pseudo-storici o lo scorrere delle fotografie, magari sfuocate, dell’album di famiglia. Un racconto per essere considerato tale deve possedere, oltre ad un’impeccabile grammatica e sintassi, l’intuizione della vicenda non scontata, deve creare le premesse per un almeno larvato stupore, affinché sia possibile l’immersione, anche per breve tempo, in un mondo fantastico, nel quale regna sovrana la possibilità da parte dell’autore di condurre per mano lo spettatore occasionale lungo i meandri del suo genio immaginifico.

 

 

                                                                                 Roberto Bramani Araldi

Roberto Bramani Araldi

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